BIOGRAFIA
Luigi Frappi vive a Bevagna, antico borgo umbro di medievali stradine e palazzetti, in mezzo a boschi ombrosi. E’pittore di nature morte di tradizione fiammingo-secentesca, raccolta e filtrata con raffinatezza tecnica, amore per il passato e talvolta sottile ironia. Di atmosfera romantica i paesaggi sospesi in un alone di luce sospesa, fitti boschi di ombre violette di brughiera sconfinanti in malie lunari di notte segreti, pensose sponde di laghi laziali e umbri avvolti in una patina di calma luce meridiana, onde di antichi mari in tempesta contro scogli vulcanici.
Paesaggi come emozionati stati d’animo sulla scia del naturalismo cosmico e romantico di Constable e Turner, visionari come in Friederich e Bocklin. Lo hanno curato via via in importanti mostre tra gli altri Paolo Portoghesi, Nello Ponente, Rossana Bossaglia.
MOSTRE PRINCIPALI
1987 Gall. Apollodoro, Roma
1992 Gall. Arts Nouveaux, Verona
Gall. Schubert, Milano
1999 Quadriennale di Roma
2001 “Revivalismi”, Fano
Cenni Critici
Luigi Frappi, dipingendo di memoria, crea una pittura non di paesaggio ma di apaesaggi, per il modo (ecco:la "maniera") come egli raffigura. Come ha scritto Rosario Assunto, non rappresentazione di una reltà, ma presentazione di un'idea. In sostanza quadri che rappresentano quadri di paesaggi. Insomma non paesaggi Tout-court, visti o ri-visti, ma la celebrazione, la loro rappresentazione, quasi il rito specifico pittorico (e pittoresco). Un'arte che riflette su sè, si rimira, si guarda allo specchio, saggia le proprie origini attraverso lo spazio e il tempo dell'immagine accumulati nei secoli. Non dunque una pittura che imita la natura ma una pittura che imita la pittura, che è pittura alla seconda, nel senso che Heinrich Wolfflin dava alla pittura, per cui un quadro deve molto di più agli altri quadri di quanto il suo autore debba all'osservazione dalla Natura. Insomma l'oraziano pittura come poesia. Un modernissimo, ipermanieristico "Et in Arcadia ego", il corso pittorico di Luigi Frappi. Un trionfo della pittura "bella" , che si ciba di un'idea di pittura, che si crogiola di musei immaginari, di paradisi perduti, di stilemi e miti ineffabili. Anche quando dipinge nature morte, vive nei giochi sapienti della luce e dell'ombra.
Antonio Carlo Ponti Quasi un quarto di secolo fa Luigi Frappi fece una scelta molto coraggiosa, per alcuni solo un poco opportunista. La sua pittura del realismo dei muri scrostati con le biciclette appoggiate, molto personale e avvincente, fu abbandonata non per inseguire le avanguardie, ma per lasciare posto al fantastico, al visionario, all'emozionale del paesaggio. In ciò non mancò il consiglio di certa critica che intravedeva le potenzialità di un grande mestiere e, appunto, di una visionarietà in grado di superare fin da subito la pura citazione. in effetti, come scrive Henri Frédéric Amiel in frammenti di un diario intimo, anche per frappi "un paesaggio è uno stato d'animo". E infatti per l'artista bevanate, spesso, gli scenari della natura non sono reali, ma distillazioni e semmai sintesi occasionali di stratificazioni di impressioni colte dai paesaggi. Visioni senza tempo e senza uno spazio definito, che non sia quello mentale. il linguaggio è certo quello ottocentesco, anche tardo settecentesco, dunque arioso, accattivante, tanto da rilevarsi negli esiti socialmente maieutico alla comprensione della pittura da parte dei molti che non la ritrovano più nell'arte contemporanea.
Massimo Duranti
HANNO SCRITTO DI LUI: M.Apa, R.Assunto, D.Carlesi, F.Calzavacca, D.Civello, D.Coletti, V.Coletti, D.Filippucci, G.Gatti, S.Guarino, O.Lottini, M.Pisani, G.Politi, N.Ponente, P.Portoghesi, G.Raviele, C.Strinati, G.Tempesti, I.Tomassoni, M.Valeri, A.C. Ponti, A.Ginesi, M.Duranti.
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