Comunicato stampa
Fondazione Città di Cremona Piazzetta Giovanni XXIII Cremona Tel. 0372 421011 fax 0372 421016 lia.bellingeri@fondazionecr.it Presidente : Umberto Lonardi
Pittura Italiana oggi
Nuovo Romanticismo BUSCI GUAITAMACCHI PETRUS SICILIANO TRECCHI VELASCO
dal 15 dicembre al 6 gennaio inaugurazione venerdì 15 dicembre ore 17,30 orario: 9-12,30 15-19 sabato e festivi 16-19 chiusura: 24, 25, 26,31 dicembre e 1 gennaio
La Fondazione Città di Cremona, proseguendo nel suo progetto di sensibilità verso l’Arte Contemporanea, con questa mostra apre il suo interesse verso l’opera di alcuni tra gli artisti più noti dell’attuale figurazione italiana. Nati da un modo di fare arte che ha per maestra la tradizione, Busci, Guaitamacchi, Papetti, Petrus, Trecchi, Siciliano e Velasco sono i capostipiti di un vitale ritorno alla pittura. Raccontano il nostro tempo, storie di oggi. Raccontano storie nostre e scenari contemporanei, di solitudine e nostalgie furiose, di passioni e disincanti. Come in un vivo, pulsante, modernissimo, post-informale Nuovo Romanticismo. Con loro, nel giro di poco più di un decennio, l’arte italiana ha ritrovato la sua vocazione di arte figurativa, in felice equilibrio tra immagine classica e il senso della rappresentazione moderna. Tema molto caro a questi artisti è quello della scena urbana. Della metropoli di sironiana e dechirichiana memoria. Prediletto e centrale in Petrus, Busci, Trecchi e Guaitamacchi.
Pittore urbano per eccellenza sia perché pittore architetto – nell’atelier del designer Mendini – sia perché è nato e cresciuto nella Milano semiperiferica di Porta Romana che tanto ha ritratto, Alessandro Busci, 35 anni, è una promessa della pittura italiana ed già noto in ambito internazionale. Le sue vedute metropolitane, le sue ultime panoramiche e le periferie hanno cieli fiammeggianti o abbagliati di nuovi inattesi chiarori che irrompono con impeto visionario, svelando la sua vena di sublime romantico.
In rigoroso bianco e nero Jonathan Guaitamacchi guarda dall’alto le città che conosce e vive in prima persona, Londra dov’è nato, Milano dove lavora e Città del Capo a cui molto legato. Le inquadra a volo d’uccello dall’alto in prospettive allargate come da un aeroplano che le sorvoli, enfatizzando le linee di forza che le solcano.
Pittore di nudi carnali di forte impatto e di ritratti dai tagli spiazzanti, di cantieri navali abbandonati, fabbriche dismesse e sontuosi interni di chiese barocche, Alessandro Papetti ora dipinge supersoniche città dell’anima . Che appaiono come colte da un’auto in corsa. Presente in mostra anche un suo dipinto del ciclo “Acqua”.
Di Bernardo Siciliano, 37 anni, colpisce la tranquilla, limpida adesione alla realtà, come se le mode non contassero. Che dipinga palazzi, incroci e alberi di Roma o i ponti e le acque azzurre e torpide dell’East River a New York i suoi dipinti sono intrisi, inzuppati di luce. Figlio di Enzo Siciliano, scrittore e giornalista,critico d’arte e letterario,Bernardo è cresciuto in una famiglia in cui erano di casa intellettuali come Moravia, Schifano, Pasolini e Vespignani. Nel bel catalogo Electa, curato da Alessandro Riva, racconta : “non conoscevo le mode,vivevo in questa specie di Arcadia che era il mondo intellettuale romano che girava in casa, mi imbevevo di libri, di cataloghi d’arte…i cataloghi mi davano un’eccitazione unica, ne divoravo a centinaia, erano una vera libidine per me…il mondo dell’arte contemporanea l’ho conosciuto molto dopo”.
Senza abbandonare la sua indagine sui mille “Cantieri” che da tempo studia e dipinge come simboli delle nostre città in continua e perenne fase di crescita e ristrutturazione, Walter Trecchi intitola oggi “Città sospese” il suo ultimo ciclo di opere. Stupiva già nei Cantieri la sua capacità di poeticamente coniugare un descrittivismo ingegneristico di meticolosa resa a un senso di indistinto, a un’atmosfera di nebbia e rarefazione di matrice informale. Che torna come a velare di una patina di sospensione queste sue recenti vedute metropolitane.
Velasco è ormai notissimo a critica, collezionismo e pubblico. La sua pittura lampeggia e irrompe, registra verità da salvare. Dai primi fiori intricati, straziati, al ciclo sul suo lago di Bellano, fino ai terribili paesaggi della Valtellina che il 28 luglio del 1987 iniziò a franare, sotterrando un intero paese, c’è in lui da sempre lo stupore e il rispetto per la terribilità della natura, per quella sua forza cosmica incontrollabile, “come il senso di un destino della terra” (Roberto Tassi). Un’imprescindibile, innata capacità dell’occhio, della sensibilità, della mente di riconoscere e tener fede a quanto di più umano e segretamente è vero in un volto o in un paesaggio. In ritratti fulminanti di luce e eleganza, pizzi, trasparenze, lucentezze, o in spiagge siciliane inondate e riarse di sole, nelle sue saline e serre di Sicilia baluginanti di argentee eresie, e nelle città vibranti di contemporaneità.
Ritagliandoli dal contesto urbano di una Milano caotica e soffocante, Marco Petrus dipinge esempi dell’ architettura razionalista. Li isola nel nitore delle loro linee pure, riportandone su tela le curve arrotondate e i limpidi volumi in tinte piatte e brillanti ripulite d’ogni ombra. Come per indicare una nuova possibile partenza di rimodellamento della compagine architettonica delle nostre città ripartendo dal modernismo di “Casabella”.
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